|
A 20 anni dal crollo del muro di Berlino |
|
|
|
09/11/2009 (2:09)
Il crollo del muro di Berlino non è stata opera dei cittadini dell'Europa orientale, sostiene il cardinale Péter Erdő, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE).
La società polacca con Solidarnosc, con i suoi movimenti ha contribuito fortemente a questo sviluppo, così come la figura carismatica di Giovanni Paolo II ma la grande maggioranza della popolazione dell’Europa orientale ha guardato con sorpresa a tutto questo cambiamento, accogliendolo come un dono della Divina Provvidenza.
Smaltita l’euforia iniziale, l’approccio delle nazioni dell’Europa dell’Est ai cambiamenti avvenuti dopo il 1989 è mutato. E' quanto afferma il cardinale Erdő, primate d’Ungheria:
"Naturalmente col passare degli anni hanno scoperto anche i problemi comuni con il mondo occidentale e i problemi specifici della parte orientale del continente in cui le società sono sprovviste di quelle forme di auto-organizzazione che sono invece presupposti di una democrazia funzionante".
A 20 anni dal crollo del regime comunista in Europa centrale e orientale, la situazione attuale, secondo il porporato ungherese, si presenta ora così:
"Molto spesso con la liberalizzazione sopratutto dell’economia è arrivato anche lo sfruttamento della gente, l’impoverimento di alcune parti notevoli della popolazione, la grande disoccupazione di molti. Quindi, problemi sociali classici nei quali l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa riacquista la sua originale attualità".
Di conseguenza la CCEE ha recentemente dato vita a una nuova commissione o più precisamente ha riunito diverse commissioni preesistenti sotto il nome di "Caritas in veritate", per occuparsi di questi problemi in Europa.
|
|
|