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Conoscere le tradizioni per dialogare tra le religioni
“Una tradizione è portata a comprendere la propria rivelazione attraverso una indagine delle questioni poste dalla rivelazione stessa”. E' questo il commento di apertura fatto dal prof. David Burrell, dell'Uganda Martyrs University, alla conferenza dal titolo “Lonergan e Anawati: una indagine interreligiosa" tenuta il 24 febbraio al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica di Roma.La tradizione, secondo la definizione data da Bernard Lonergan, ha spiegato Burrell, è una rivelazione che si tramanda sotto forma di una dottrina praticata da generazioni successive. La tradizione vive e respira in ogni secolo e si distingue dall'ideologia grazie al suo "ethos autocritico". Ma cosa occorre fare perché la tradizione non scada nell'ideologia? Burrel lo spiega così:Prof. David Burrell: “Penso che il nostro dovere sia quello di lottare continuamente contro l'idea di possedere la verità, perché la verità è qualcosa che ci trascende e che cerchiamo costantemente. L'amicizia aiuta molto. E' interessante notare che le persone imbevute di ideologia non sopportano di essere contraddette, perché devono pensare che ciò che affermano non solo è vero ma è anche la sola verità. Perciò penso che è attraverso l'amicizia che riusciamo ad imparare ad accettare le critiche così da non diventare degli ideologi”.La chiave per stabilire rapporti armoniosi tra persone di fedi diverse – in particolare tra i credenti delle religioni abramitiche come gli ebrei, i cristiani e i musulmani – sta nell'indagare le loro tradizioni e origini. L'incontro con i membri di altre religioni – ha aggiunto il gesuita – spingerà sempre un ritorno alle origini di ogni religione e alla rivelazione che ha poi dato vita a una tradizione. Lavorare all'interno di una tradizione vivente e in continua evoluzione permette di instaurare un dialogo tra le persone e non solo tra le religioni. Per Burrell, è importante guardare alla dottrina come a un modo per migliorare il dialogo interreligioso.Prof. David Burrell: “Dovremmo capire che ciò che è stato detto è il risultato di una ricerca continua per comunicarlo nella maniera migliore. Così se il modo in cui diciamo qualche cosa viene criticato da qualcuno altro, è possibile che quella persona riesca a vedere delle falle nel nostro modo di dirlo. Giovanni XXIII, nell'inaugurare il Concilio Vaticano II, fece una distinzione tra ciò che ci è stato tramandato e il nostro modo di esprimerlo; e il nostro modo di esprimerlo ha sempre bisogno di essere approvato”. Quindi il grande beneficio del dialogo interreligioso sta nel risalire alle radici della propria tradizione. E il tornare umilmente alle origini pone le basi per una nuova concezione della fede e permette di indagare liberamente e in maniera approfondita nelle tradizioni delle diverse religioni.http://www.pisai.it/
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