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La storia del Presepe
Il presepe, un sogno che inizia da bambini e che continua da grandi, nelle nostre case, quando si avvicina Natale.In esso ci si spalanca davanti un mondo che assomiglia a quello semplice e colorato che guardavamo da piccoli; ma soprattutto, possiamo rivedere il bambino che ha fatto rinascere il mondo. Card, Angelo ComastriArciprete della Basilica di San pietro Il presepe ha un grande significato. Gesù si fa povero per contestare la ricchezza come fonte di felicità perché non è vero. Si fa umile per contestare l'orgoglio come espressione di grandezza: non è vero che gli orgogliosi sono grandi. Si fa mite per contestare la violenza come strumento per cambiare la storia: non è la violenza che cambia la storia. Povertà,umiltà e mitezza è la grande lezione del Natale, ed io davanti a questa lezione resto incantato. Il presepe è un viaggio nella nostra memoria di cristiani che ci riporta là dove tutto è cominciato. È come il viaggio del pellegrino che entrando nella Betlemme di oggi cerca la Betlemme di 2000 anni fa, nel cuore la stessa meraviglia e gioia dei pastori che si affollarono davanti alla greppia. La Basilica della Natività è nel cuore della città, custodita dai Padri Francescani che sono il punto di riferimento dei cristiani di Terra Santa. Fra Pierbattista Pizzaballa Custode di Terra Santa A Betlemme e’ sempre Natale, ogni giorno e’ Natale...pero’ a Betlemme significa anche fare i conti con la realta’.... Quando nacque Gesù, la città era controllata dai soldati romani: ancora oggi il pellegrino che vuole trovare la grotta, desideroso di inginocchiarsi sul pezzo di terra su cui fu posto Dio fattosi neonato, si imbatte in militari, fili spinati e in un muro che è soprattutto un muro di incomprensione tra i popoli. Fra Pierbattista Pizzaballa Custode di Terra Santa Il Natale segna l’arrivo di Gesù e quindi una certezza, mentre invece nel Medio oriente di certezze ne abbiamo poche. Quest’anno per Natale credo che sia importante guardare a Gesù, perdersi in lui e ritrovarsi in lui. “Guardare a Gesù”. In queste parole del custode francescano c'è la vera esperienza del presepe. Quell'esperienza che proprio il fondatore dell'ordine, Francesco d'Assisi, volle vivere per primo. Era l'anno 1223, quando nel villaggio di Greccio, sui monti di Rieti, una delle mete preferite dei suoi percorsi,Francesco chiese al nobile Giovanni Velìta di allestire la scena della natività con parole che ci riporta il suo primo biografo, Tommaso da Celano: scritto di Tommaso da Celano “Vorrei raffigurare il Bambino nato in Bethlehem, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava per la mancanza di quanto occorre a un neonato” Nella sua infinita voglia di Dio, Francesco con questa sua richiesta si faceva portavoce del bisogno dell'uomo di vedere, di toccare, di vivere il Signore, ricostruendo le circostanze che lo accolsero. Oggi questo luogo è diventato il cuore di un santuario che conserva presepi costruiti in ogni parte del mondo e affidati ai francescani che qui, come in terra santa, custodiscono la memoria della natività. Questa continuità è rappresentata nella doppia scena visibile nell'affresco trecentesco nella grotta del presepe. Da un lato c'è l'antica Betlemme, dove Maria allatta il bambino con grande solennità e semplicità, e dall'altro “la nuova Betlemme”, come la chiama Tommaso da Celano, grazie al quale sappiamo cosa avvenne in quella notte di Natale del 1223. Padre Luciano Guardiano Santuario del presepe di Greccio Erano davvero molti gli abitanti di quella notte. arrivano festanti gioiosi con le fiaccole accese. In quella notte si celebra l’eucarestia, Francesco è vestito da diacono, proclama il vangelo, tiene l’omelia, la riflessione, e in questo spazio dove appunto ancora ci troviamo oggi Francesco fa introdurre la greppia, la culla, con il fieno e il bue e l’asino. Dunque la prima natività, quella di Francesco, era diversa da quella che ricostruiamo oggi nelle nostre case. Nel presepe di Greccio non c'è ne la madonna, né San Giuseppe né il Bambino, ma c'è soltanto un bue, un asino, Francesco, il signorotto di Giovanni Velita con la sua consorte e la sua famiglia e gli abitanti di Greccio. Padre Luciano Guardiano Santuario del presepe di Greccio Perché gli abitanti potessero contemplare vedere e ripensare a quel grande mistero dell’umiltà e ripensare al Dio che si è fatto povero per noi. Dio ha vissuto, si è fatto carne, ed è venuto in mezzo a noi, ha sperimentato la debolezza, si è fatto bambino. Francesco vuole rivivere in qualche modo questo mistero di tenerezza di Dio verso ciascuno di noi. Gli abitanti di Greccio furono protagonisti di quella natività, come lo sono oggi nel presepe vivente che viene allestito ogni anno ai piedi del Santuario. Ma quella notte si compì un miracolo. Tommaso da Celano ci racconta che Francesco e tutti i presenti furono colti dalla visione di un bambino, apparso sulla paglia di quella greppia. Padre Luciano Guardiano Santuario del presepe di Greccio e dice appunto che questo bambino viene resuscitato nel cuore di molti che l’avevano dimenticato. Questo mi sembra davvero molto bello perché francesco ci ricorda che la betlemme è ciascuno di noi, ogni volta che noi lo accogliamo. davvero possiamo dire che invano dio nasce se non nasce nel nostro cuore. La storia del presepe nasce francescana, e continua come tale quando intorno al 1280 un papa francescano, Niccolo IV, per ricordare gli eventi di Greccio chiede ad Arnolfo di Cambio di scolpire otto statuette raffiguranti i personaggi della Natività, e le fa collocare nella nella basilica Mariana, quella dove nove secoli prima papa Sisto III aveva fatto realizzare una “grotta della Natività” simile a quella di Betlemme. Oltre a questo primo presepe in pietra in quella basilica, oggi nota come S.Maria Maggiore, si conservano anche quelli che si ritenevano essere i frammenti della sacra culla”. Passa anche lì, dunque, quel processo di stratificazione della memoria della natività che secoli dopo si trasferì nelle mani di coloro che, in particolare a Napoli, fecero del presepe un'arte. Giuseppe Ercolano Maestro Presepaio S'intende Presepe Napoletano del 700 perché chiaramente è stato un periodo di massimo splendore del presepe in cui in prima persona il re Carlo III di Borbone era coinvolto insieme con la moglie a realizzare un presepe in casa reale... furono coinvolti grossi artisti di fama mondiale. A parlarcene è un giovane maestro presepaio, Giuseppe Ercolano, che nella sua piccola bottega di Sorrento costruisce tutto l'anno pastori del presepe, interprete ed erede di un'arte che nasce come arte colta, destinata ai palazzi dei nobili, e che solo alla fine dell'800 diventa popolare. Giuseppe ErcolanoMaestro Presepaio Il presepe napoletano del 700 è realizzato seguendo dei canoni particolari, fondamentalmente con tre scene. La prima scena è collocata in un ambiente agreste, in cui i pastori con i loro greggi vengono sollecitati dalla presenza di un angelo che annuncia la lieta novella. La seconda scena che è quella più pagana è il diversorium, ossia la taverna, in cui la fantasia dei napoletani ha preso il sopravvento sulla scena con l'inserimento di spaccati di vita quotidiana mentre la scena centrale è la scena della natività, in cui la sacra famiglia spesso è ambientata sotto i ruderi di un tempio pagano, a rappresentare la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Quella del presepe è un'arte trasversale, che si nutre della conoscenza di materiali diversi e di tantissimi metodi di lavorazione, oltre a molta, molta pazienza. Giuseppe Ercolano Maestro Presepaio Dal passaggio dell'argilla alla fase di modellatura della testa, alle rifiniture e scolpiture del legno per quanto riguarda mani e piedi, alla cottura e successivamente al montaggio degli occhi, alla colorazione, alla cucitura dei vestiti e alla vestitura trascorre circa una settimana. La ricchezza del lavoro di questi artigiani è la consapevolezza di essere depositari di una memoria che nasce da lontano. [...] Ed ogni anno artisti e artigiani si mettono al lavoro anche per allestire il presepe che è forse il più noto al mondo, senz'altro il più visibile, quello di Piazza S. Pietro, che viene scoperto ogni sera di Natale. [...] Ing. Pietro Cuscianna Direttore Servizi tecnici del Governatorato del Vaticano Il presepe di piazza S. Pietro ha ormai trent’anni anni. E’iniziato nel 1982 per desiderio del Santo Padre Giovanni Paolo II che volle che nella piazza S. Pietro fosse posta la Natività e fosse anche ricordato con dei segni meno cristiani ma più nordici anche con l’albero di Natale. Un segno di grande impatto, rilanciato ogni anno dalle televisioni di tutto il mondo, e che richiede un accurato lavoro di squadra. Nei 30 anni trascorsi dal primo allestimento il presepe ha accresciuto dimensioni e scenografie. Ing. Pietro Cuscianna Direttore Servizi tecnici del Governatorato del Vaticano Da un iniziale numero di otto statue si è arrivati fino a dieci-quindici, tutte realizzate e addobbate dalle nostre care suore che poi li vestono. L’ultimo tocco all’allestimento lo danno, infatti, le suore, francescane, del laboratorio vaticano di restauro di arazzi e tessuti. Un lavoro che richiede una grande creatività, che dura molti mesi dell'anno. Nella creatività artigianale, nello studio dei dettagli e dei colori, la cura dei personaggi fondono nel presepe l’arte con la fede. Suor Maria La fede è un’ armonia nel cuore, dell’amore, dell’amore di Dio, della nostra risposta. Noi siamo umani anche, noi abbiamo bisogno di toccare, di sentire, di esprimere la fede. L’arte parla e può svegliare un desiderio di Dio, anche. Il presepe, luci e buio, mille forme, colori, muschi, mille vie che ci fanno rivivere un mistero che si rinnova ogni anno e che ci riporta ai fondamenti della fede cristiana. [...] Quando facciamo il presepe, quando lo guardiamo, allora tocchiamo con mano e guardiamo con gli occhi la storia della nostra rinascita come umanità, quella rinascita che si compie nella resurrezione di Gesù. Papa Benedetto XVI Guardiamo alla grotta di Betlemme: Dio si abbassa fino ad essere adagiato in una mangiatoia, che è già preludio dell’abbassamento nell’ora della sua passione. Il culmine della storia di amore tra Dio e l’uomo passa attraverso la mangiatoia di Betlemme e il sepolcro di Gerusalemme. Questa è la straordinaria opportunità che abbiamo come Cristiani, di un incontro rinnovato con Dio che cominciò e continua a cominciare, ogni anno, davanti ad una culla di paglia.
Il presepe, un sogno che inizia da bambini e che continua da grandi, nelle nostre case, quando si avvicina Natale.In esso ci si spalanca davanti un mondo che assomiglia a quello semplice e...leggi tutto





