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La Rete come ambiente e non come strumento |
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30/04/2010 (3:07)
Di fronte a un continente digitale in rapida espansione la Chiesa non può più limitarsi a essere presente nella Rete, ma deve abitarla, lasciando una traccia visibile di sé. E' questa una delle conclusioni emerse dal Convegno “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”, che la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato a Roma dal 22 al 24 aprile. Oltre 1200 i partecipanti, animatori della comunicazione e della cultura, che hanno riflettuto su come poter sfruttare appieno le possibilità offerte dai media digitali senza rinunciare alla fedeltà al messaggio evangelico.
Mons. Domenico Pompili: “Credo che la Chiesa stessa sia chiamata in causa da questo nuovo linguaggio a forte impatto relazionale nel riscoprire quella che è la sua vocazione originaria e cioè di stabilire un contatto diretto, faccia a faccia in cui la parola del Vangelo interpella la persona come tale”.
Mons. Dario Viganò: “Rispetto alla Rete la Chiesa ha avuto un grande entusiasmo da subito. Se noi entriamo nella Rete troviamo una popolazione vastissima di giovani, di gruppi giovanili, di blog, di siti...e quindi certamente il grande entusiasmo ha portato in qualche modo ad abitare anche a volte con un po' di leggerezza questa Rete, il più delle volte utilizzandola come una vetrina espositiva delle proprie iniziative trasferendo appunto sulla Rete ciò che più classicamente era sulla carta”.
Mons. Domenico Pompili: “Condivido che in alcuni ambienti ecclesiali, talvolta, ci sia un uso un po' strumentale della Rete quasi fosse un semplice amplificatore. Invece il punto è più strettamente culturale cioè interpretare la Rete non semplicemente come uno strumento ma come un ambiente che ci sta lentamente plasmando e in qualche modo chiama in causa la nostra responsabilità perché sappiamo valorizzare gli elementi positivi e potenziali della Rete, come appunto la dinamica relazionale la capacità di dialogo ed eventualmente attutire quelli che possono essere i rischi e le ambiguità come: la frammentazione, la superficialità, la banalizzazione”.
Mons. Dario Viganò: “A me pare che questo convegno indichi un po' l'idea di un girar pagina cioè di dire: bene, adesso abbiamo assunto la consapevolezza che abbiamo un'occasione, una chance in più molto importante. E allora dobbiamo acquisire intanto una forma precisa; secondariamente riattivare quel desiderio forte e primario per il Vangelo - come dice il Papa: nella Rete deve trasparire più che “la mano dell'operatore” il cuore appassionato del discepolo per il Maestro -; e poi con un intervento che sia minimamente più sistemico, più coordinato. Perché questo certo forse non porta, come io credo, all'evangelizzazione sul web ma porta almeno ad approfondire i contenuti della fede che sono quella premessa necessaria perché poi l'evangelizzazione possa accogliere il dono della Grazia che è appunto quello della fede che nessuno conquista ma può solo accogliere”.
http://www.testimonidigitali.it/
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