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Il modello gesuitico della missione in Cina
Le strategie missionarie messe in atto dai gesuiti in Cina costituiscono un modello alto ed efficace di inculturazione del cristianesimo. E' questo quanto è emerso in sintesi dalla conferenza tenuta il 3 maggio scorso presso la Pontificia Università Gregoriana da padre Klaus Schatz, docente della Philosophisch-Theologische Hochschule Sankt Georgen di Francoforte.L'incontro si inseriva nell’ambito della serie di conferenze sul tema “Conversione. Il cambiamento di Dio? Esperienze e riflessioni nel dialogo interreligioso”, avviata dall'Istituto di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture (ISIRC) della Gregoriana.Parlando della missione cinese fondata da padre Matteo Ricci e portata avanti tra il XVI e XVIII sec., il docente ha sottolineato come lo scopo dei gesuiti, all'inizio, fosse quello di conquistare soprattutto l'elite, la classe dominante, cioè i letterati e i “mandarini”. In tal modo volevano infatti guadagnarsi la fiducia della corte e dell'imperatore, che erano coloro che fornivano una interpretazione “ufficiale” dei riti, così da contrastare quel sincretismo fatto “di idolatria, di superstizione e di magia” che costituiva la religione popolare.Questo metodo missionario puntava a guadagnare credito presso le alte sfere della vita politica e all'incontro a lungo termine con una cultura, facendo leva sul confucianesimo. Per questo i gesuiti puntarono anche alla diffusione delle scienze e tecniche occidentali, come l'astronomia. Tuttavia la novità del cristianesimo, presentata dai gesuiti, fu che ogni uomo può avere una relazione diretta e immediata con Dio. Un messaggio inaudito in un paese dove solo l'imperatore in quanto “Figlio del Cielo” poteva sacrificare al cielo.Diverso invece l'atteggiamento dei frati domenicani e francescani e dei missionari della Congregazione vaticana de propaganda fide che miravano alla Cina delle “subculture”, dei movimenti popolari, delle sette, e prendevano apertamente le distanze dalla politica e dagli affari statali, rifiutando qualsiasi scienza mondana come strumento di apostolato. Nella storia – ha spiegato ancora il docente – il metodo gesuitico della missione in Cina è stato oggetto di diverse cristiche e giudicato un modello “medievale” di missione “dall'alto in basso”. Tuttavia, la lungimiranza di padre Ricci ha suscitato dei frutti notevoli per esempio in Corea, che costituisce l'unico esempio nella storia del cristianesimo di un inizio avvenuto non per predicazione, o contatto diretto personale con missionari o cristiani, ma attraverso la letteratura. Infatti in Corea la fede cristiana ha preso piede verso la fine del XVIII sec. proprio grazie ad un gruppo di coreani che cominciò a leggere il libro di padre Ricci sulla vera dottrina del Signore del Cielo.
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