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Ripensare la conversione come processo non come evento
Occorre ripensare la conversione religiosa "come processo, non come evento; come tolleranza su più livelli; come dialogo in molti ambiti". A sostenerlo è padre Rudolf C. Heredia, che insegna all'Indian Social Institute di Nuova Delhi, in India.E' questo un passaggio chiave della conferenza tenuta dal sacerdote gesuita il 24 maggio scorso nell’ambito del corso organizzato dall'Istituto di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture (ISIRC) della Gregoriana sul tema “Conversione. Il cambiamento di Dio? Esperienze e riflessioni nel dialogo interreligioso”.Padre Rudolf C. Heredia: “Diciamo, innanzitutto, che dobbiamo guardare alla conversione come a un qualcosa non caratterizzato da un singolo evento simbolico. Il simbolo può farne parte ed è qualcosa che accade ma anche nella sua conversione San Paolo è dovuto passare attraverso una sorta di interiorizzazione dell'esperienza vissuta prima di poterla insegnare. Infatti attraversò il deserto arabo. Ora questo succede in tutte le nostre vite. Noi siamo attirati, negoziamo i confini di questa esperienza, e poi spicchiamo il balzo. Quindi è importante guardare al processo nella sua interezza perché è il processo che rende i confini più porosi, e perché il processo è qualcosa di continuo. E quindi occorrono persone di buona volontà che godano di più libertà per poter continuare lungo il cammino. E questo ci rende molto più aperti invece di imporre degli aut aut e di dire: o con noi o contro di noi”.Padre Rudolf C. Heredia: "Ora se consideriamo la conversione come un processo, ecco che questo ci permette di concepire i confini che ci separano come un qualcosa di poroso e così possiamo essere più tolleranti e più aperti al dialogo. Altrimenti la conversione diviene un qualcosa che ci rende ansiosi, un qualcosa avvertita come una sovversione o come un'atrocità o ancora come qualcosa da condannare. E le comunità che perdono fedeli o che accolgono convertiti nutrono sempre sentimenti poco chiari rispetto a ciò che il convertito cerca realmente”. In merito, invece, al pericolo che le organizzazioni caritatevoli cattoliche vengano viste come la punta avanzata della Chiesa finalizzata alle conversioni, padre Heredia ha quindi affermato:Padre Rudolf C. Heredia: “Partiamo dal fatto che tutte le motivazioni che spingono gli uomini non sono mai univoche. Anche la motivazione più spirituale ed elevata è sempre mescolate a qualcos'altro: e quindi sono impegnato in molte attività perché mi fa piacere, o per amore di Dio e del prossimo. Ma spesso queste motivazioni sono legate ad altro. Se lei incontra qualcuno che afferma di essere mosso da motivazioni pure allora e è di fronte a un santo o a un bugiardo. L'aspetto importante del lavoro che portiamo avanti con gli altri è la consapevolezza del tipo di motivazione che ci spinge. Non sto dicendo che siamo del tutto disonesti, sto solo dicendo che talvolta non siamo consapevoli delle implicazioni delle nostre azioni e delle ragioni che ci spingono a compierle. Quindi se riusciamo a purificare questo aspetto, e ad avere una sempre migliore comprensione di esso, penso che il nostro lavoro sarà più autentico e genuino".
Occorre ripensare la conversione religiosa "come processo, non come evento; come tolleranza su più livelli; come dialogo in molti ambiti". A sostenerlo è padre Rudolf C. Heredia, che insegna...leggi tutto





